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Sanità, i giovani medici in piazza
post pubblicato in POLITICA, il 16 aprile 2012

No alla tassazione delle borse di studio

Martedì 17, a piazza Montecitorio, migliaia di specializzandi e ricercatori si ritroveranno in un sit-in per impedire la proposta, che passa attraverso un emendamento della legge di conversione del Decreto fiscale che aspetta l'approvazione della Camera. E dal 16 aprile, per due giorni, verrà interrotta l’attività assistenziale. "La norma produrrebbe effetti travolgenti sul futuro del nostro Servizio Sanitario Nazionale", denunciano i medici DI MAURO CARBONARO

Scenderanno in piazza il prossimo 17 aprile, dalle ore 11 a piazza Montecitorio, al termine di una due giorni che prevederà l’astensione dalle attività assistenziali e di ricerca. I giovani medici, categoria che contiene al suo interno specializzandi, ricercatori e dottorandi, rappresentanti di oltre il 50% del personale interno delle strutture ospedaliere della Capitale, si mobilitano per protestare contro l’ipotesi di un prelievo fiscale aggiuntivo, in discussione in queste ore alla Camera. I giovani medici protestano con un volantino in cui, alludendo alla manovra "lacrime e sangue", fanno dire al premier Monti "E adesso il sangue dei giovani medici".

volantino_mobilitazione

Volantino mobilitazione giovani medici

LE BORSE COME IL LAVORO DIPENDENTE - Con una nota congiunta, il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) e la Confederazione Nazionale delle Associazioni dei Medici Specializzandi (FederSpecializzandi), riconducono la protesta del 16 e 17 aprile a uno degli emendamenti della legge di conversione del Decreto fiscale n.16 del 2 marzo 2012 (“Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento”), approvato dal Senato. Come si legge nel testo depositato, il comma 16-ter, modificativo dell’articolo 52 del Tuir (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), introdurrebbe l’obbligo di tassazione su borse di studio, assegni e sussidi per studio o addestramento professionale, da chiunque corrisposti, per la parte eccedente gli 11.500 euro annui. In poche settimane, le somme finora esentate a norma della legge 476 del 13 agosto 1984, di fatto si ritroverebbero annoverate nella categoria di “reddito assimilato a quelli di lavoro dipendente ai sensi del Tuir, anche in deroga a specifiche disposizioni che ne prevedono l'esenzione o l'esclusione”.

A RISCHIO IL FUTURO DEL SSN - Il testo, che secondo l’iter parlamentare dovrà ritornare alla Camera per l’approvazione definitiva, promette di essere blindato con voto di fiducia il 18 aprile prossimo. Nonostante le intenzioni del Governo Monti, la FederSpecializzandi e il S.I.G.M. ribadiscono la loro ferma disapprovazione della norma, che di fatto penalizzerebbe ancor di più le categorie dei giovani medici italiani “già enormemente svantaggiata sotto ogni profilo (formativo, economico, crescita e maturazione professionale, esistenziale) rispetto ai colleghi degli altri Paesi dell'Unione Europea”. "Chiediamo al Governo e a tutti i gruppi parlamentari - conclude la nota - di intervenire a correggere tale disposizione in occasione del passaggio alla Camera dei Deputati, affinché tale norma non finisca per produrre effetti travolgenti sul futuro del nostro Servizio Sanitario Nazionale".

Mauro Carbonaro



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C'è chi sostiene che la Destra e la Sinistra non esistono più!
post pubblicato in POLITICA, il 22 febbraio 2012

dal blog: Libero pensiero, la casa degli italiani esuli in patria

http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.com/2012/02/ce-chi-sostiene-che-la-destra-e-la.html#links

L’identità è il motore fondamentale dell’esistenza individuale. E’ particolare, originale e unico per ciascun individuo, che nasce quando da infanti si scopre lo specchio e dalla suzione (che comporta una identità trasferita nella mamma) si passa ad un rapporto con se stessi. Il totale egoismo narcisista dei bambini è cosa nota, ma ha una sua funzione psicologica fondamentale per la crescita futura, perché lì si forma l’embrione dell’identità. Poi c’è un salto epocale quando il bambino scopre l’identità sociale: gli amichetti, i compagni ludici, coloro con i quali si condividono giochi e fantasie e progetti. Infine, l’ultimo passaporto verso la civiltà umana: la scoperta di una identità politica che spinge l’individuo a “sentirsi” comunista, fascista, liberale, ateo, credente, di destra o di sinistra.
Un tempo, fino a pochissimi anni fa, era piuttosto comune che si desse per scontato, tra i soggetti politici individuali, dichiarare una propria posizione nel mondo della socialità civile e politica come “uno di destra” oppure “uno di sinistra”, nonostante le persone non si rendessero pienamente conto che essere di destra o essere di sinistra non voleva definire  soltanto un’appartenenza partitica e/o di schieramento bensì una interpretazione dell’esistenza diversa. In alcuni casi, drammaticamente contrapposta.
La fine della guerra fredda nel 1989 e il definitivo smascheramento del comunismo, finalmente identificato come una dittatura che di sinistra aveva soltanto il nome ma che di destra ne aveva i comportamenti autoritari, sembrava aver liberato l’individuo sociale da una compressione delle idee grazie alla cosiddetta “morte delle ideologie”.
Finalmente liberi dall’angosciante trappola ricattatoria planetaria (o con gli Usa o con l’Urss) si dava per scontato che avrebbe fatto irruzione nella diffusione delle idee di massa una sorta di liberalismo democratico condiviso che avrebbe fatto tesoro delle pessime e criminali tradizioni del fascismo e del comunismo finendo per applicare delle regole e delle regolamentazioni il cui fine sarebbe stato il conseguimento di un bene collettivo e di una progressione comune della società.
Non è stato così.
Da allora, cioè dalla fine della guerra fredda, sono trascorsi 22 anni e il mondo –quantomeno l’intera civiltà occidentale- sembra non aver studiato la Storia ed è finita in un tunnel delirante che sta portando alla deflagrazione e all’auto-distruzione nel nome di una nuova Idea, di una Nuova Ideologia, di un nuovo Totem, Moloch, chiamatelo come vi pare, che aveva una prerogativa diabolicamente geniale: era la solita, consueta, trita e ritrita ideologia dell’estrema destra presentata come una non-ideologia nuova di zecca e appena scoperta; la consueta trita e ritrita interpretazione esistenziale della destra reazionaria e retriva offerta su un piatto d’argento come una nuova idea libertaria e di sinistra: il Mercato, nelle sue varianti di Mercatismo e di Mercantilismo.
Oggi, in Italia, stiamo assistendo a uno dei tasselli fondamentali di questa visione del mondo, che in tempi mediatici come i nostri, trova il suo necessario e “indispensabile” corollario nella novità del 2012, sintetizzata dalla neo-imbecillità (intellettualmente delinquente e criminale) che sostiene il principio “destra e sinistra non esistono più…oppure….non ha più alcun senso parlare di destra o di sinistra…..oppure….la destra e la sinistra si sono incontrate con l’obiettivo comune di… (qui, a scelta a seconda dei casi locali) oppure…..la destra e la sinistra hanno fatto il loro tempo…ecc.,ecc.
In tal modo, si abbatte il principio di identificazione dei principii che sorreggono l’ideologia di destra e l’ideologia di sinistra, e così facendo si finisce per appiattire il dibattito sulle idee, sui programmi, sui progetti, spingendo l’intera società a dibattere, argomentare e discutere solo e soltanto dell’applicazione pragmatica del programma della destra oligarchica planetaria il cui fine è dichiaratamente in modo sfacciato quello di mantenere lo status quo e impedire la distribuzione della ricchezza, occupandosi dell’interesse particolare di pochi a scapito del collettivo, proponendo e riproponendo le istanze e le esigenze che l’aristocrazia europea aveva nel 1712, cioè 300 anni fa.
Il fine di tale politica consiste nel distruggere l’identità della sinistra, senza sparare neppure un colpo, senza applicare la censura, senza polizia, senza alcun clamore.
La cosiddetta sinistra democratica italiana vuole andare contro questo piano (di cui ne è totalmente consapevole nonché ampiamente edotta, da cui le proprie gravi responsabilità criminali) ma lo vuole fare in maniera indolore. Pretende di fare la rivoluzione francese senza che vi sia una rivoluzione, il che qualifica subito la propria posizione come perdente.
E quindi, inutile.
Pretende che la magistratura imponga l’esercizio dello Stato di Diritto ma quando la Legge bussa alle loro porte, si inalberano e gridano allo scandalo persecutorio. Sostengono di dover denunciare, attaccare e combattere contro la criminalità organizzata e la prima cosa che fanno i loro amministratori consiste nel trovare un accordo economico con le famiglie criminali organizzate; sostengono che bisogna andare contro la finanza speculativa per riproporre un sistema produttivo di merci mentre affollano i consigli di amministrazione di banche, assicurazioni e società finanziarie dedicandosi ad attività speculative; dichiarano e sostengono il primato della cultura, della ricerca scientifica e dell’arte sul pressappochismo volgare dei bottegai piccolo-borghesi e poi promuovono dei bottegai piccolo-borghesi applicando un nefasto nepotismo, e così via dicendo.
La destra oligarchica gongola.
Nella Storia d’Italia non era mai accaduto che ci fosse una comunità d’intenti “comportamentali” così ovvia, così manifesta, così spudorata.
E la stessa sedicente sinistra, quando è chiamata a dare delle risposte, propone un refrain che suona come una campana a morto (per chi vuol capire) come una necessità circostanziale (per chi ha la testa abbrutita da un dna burocratico di stampo sovietico e non vuole capire) delineando il passaggio inevitabile da uno status quo ALLO status quo (i più abili e truffaldini) proponendo temi, istanze, parole d’ordine il cui fine dichiarato e manifesto sia quello di impedire la realizzazione di una rivoluzione democratica basata su idee, progetti, proposte che appartengono a una interpretazione esistenziale della società civile diversa da quella sancita dall’alto del potere delle oligarchie retrive planetarie.
Per far ciò, hanno istruito i propri asserviti impiegati della truppa mediatica a diffondere il Nuovo Credo della sedicente sinistra democratica italiota: “Destra e Sinistra non esistono più”.
Non è vero.
Il che non ha niente a che vedere con una visione dicotomica piatta, con una visione faziosa manichea, con una posizione dittatoriale (contraria alla sinistra) basata sul principio infantile per cui a sinistra c’è il Bene a Destra c’è il Male: assolutamente no. Anzi.
E’ soltanto una interpretazione diversa della realtà e dell’esistenza. Tutto qui. Da sempre.
Basta saperlo, interrogare se stessi, leggere la realtà (quella propria individuale e poi quella sociale collettiva) e comportarsi di conseguenza dichiarando la propria adesione a una idea del mondo oppure a un’altra idea del mondo. Tutto qui.
Mai come in questo 21 febbraio 2012 la Destra e la Sinistra sono state così radicate.
E “la sinistra” non è il coacervo babilonico e bulimico delle migliaia di siti, blog, chiacchieroni, movimenti, ecc., trincerati dietro sigle del tipo “contro-informazione vera” tanto per capirsi. La maggior parte delle argomentazioni sostenute appartengono a un patrimonio ideale (quando c’è qualche idea) che non ha nulla a che vedere con la Sinistra.
E non c’è niente di male in tutto ciò.
Personalmente parlando non vedo niente di male nell’essere di Destra o nell’essere di Sinistra. Tale frase (ad esempio) appartiene alla mia scelta esistenzial-politica che fa riferimento al pensiero liberale e libertario della sinistra voltairiana alla quale la mia cultura individuale mi ha spinto ad aderire. Trovo disdicevole l’immissione di una terminologia da tifosi nella lotta politica. Il tifoso, per definizione, essendo identificato con la propria squadra in termini emotivi, rinuncia alla propria identità sportiva per aderire a un concetto extra-giudiziario. Io stesso (come tifoso –sono un tifoso di una certa squadra di calcio- e quindi peccatore reo-confesso) se vedo che l’arbitro non punisce un grave fallo in area a danno della mia squadra del cuore, sono contento ed esulto. Che poi si tratti del fatto che l’arbitro è stupido, è distratto, o è corrotto, per me è irrilevante: non ha punito un reato e io sono contento perché la mia squadra vince violando le regole. Non sono più uno sportivo, automaticamente sono fuori: sono diventato un tifoso. Sono quindi, diventato incivile.
Il “tifo” in Politica non appartiene alla Sinistra, è un’idea manipolatoria della Destra Storica, da cui le adunate di Mussolini di Hitler, dove il fattore emotivo sostituisce quello sostanziale.
L’importante è cominciare a riformulare delle argomentazioni che restituiscano il Senso al proprio pensiero, denunciando –non dimentichiamoci che siamo in tempi mediatici- la faziosa manipolazione di parole, concetti, pensieri che la destra oligarchica usa e di cui ne abusa per confondere, appiattire, abbassare il livello culturale delle masse.
Essere di Sinistra, oggi, -lo ripeto fino ad esaurimento- non è né Bello né Brutto, né un Bene né un Male. E’ semplicemente l’adesione a una interpretazione dell’esistenza.
La Destra oligarchica è basata oggi sul principio (per loro inossidabile) della assoluta necessità di presentare una realtà diversa dalla “realtà autentica” spingendo quindi le masse a vivere una vita non autentica perché calata nel virtuale.
Sostenere che Destra e Sinistra non esistono più è una argomentazione di destra.
Molto abile. Per loro fondamentale. Si basa sul principio che sottraendo il Senso, si finisce per esautorare anche il Significato e quindi si abbatte il simbolico. Se gli individui si muovono in una “società senza senso” è facile imporre una socialità senza regole dove vince il più forte, come nella giungla primitiva. Homo homini lupus, così sintetizzato da un geniale filosofo inglese, Thomas Hobbes, caposaldo del pensiero della Destra Europea.
Questa gigantesca crisi può essere un’occasione davvero d’oro per cominciare ad assumersi la responsabilità di restituire Senso e quindi Significato alle parole, ai pensieri, alle argomentazioni, alle idee. L’importante è che siano chiare.
Per dirla in termini spiccioli:
Economia: “Obiettivo primario è a tutti i costi il pareggio di bilancio”. E’ una argomentazione di Destra. Non è vero. Non è un dato oggettivo. E’ l’applicazione nella realtà economica di un’idea aristocratica basata sul principio che lo Stato deve garantire la salvaguardia degli interessi del mercato e di coloro che posseggono ingenti patrimoni. Quando si verificano delle condizioni tali per cui in seguito a crisi economiche il consumo interno degli stati diminuisce, “i padroni del vapore” non rischiano più i propri patrimoni essendo calata la domanda, ma pretendono ed esigono che lo Stato aumenti il livello di tassazione sui singoli individui riducendo la spesa pubblica a beneficio dell’intera collettività, per sostenere invece la contrazione del profitto di ceti privilegiati. Così facendo si creeranno delle condizioni economiche tali per cui diminuirà la massa dei consumatori perché le persone avranno sempre meno soldi da spendere ma in compenso aumenterà la quantità di profitto per le imprese che potranno attivare il consumo perché avranno un anello di acquirenti più ristretto ma più solido e avranno soprattutto la garanzia che il denaro circolerà all’interno di un sistema chiuso e quindi controllabile, dove pochi privilegiati avranno sempre più soldi da spendere e la massa non avrà più accesso a beni di consumo. Lo Stato finanzia le banche possedute dai grandi proprietari di patrimoni che investono nella finanza invece che sul mercato del lavoro, garantendo che ritorneranno a produrre (allargando il consumo) quando e se avranno ottenuto sufficienti proventi dalla speculazione finanziaria, il cui costo grava sullo Stato. Il danaro non circola più nel mercato totale, bensì all’interno di circoli chiusi, ristretti, ai quali non viene concesso né tantomeno garantito l’accesso ai singoli individui. In termini economici è un suicidio.
In termini politici, no.
E’ l’applicazione di una interpretazione del mondo che appartiene alla Destra e che si basa sul principio per cui lo Stato interviene sul mercato per salvaguardare le esigenze di chi produce anche (e soprattutto) a scapito di chi consuma. Si ritorna così a una economia pre-capitalista, dove l’uomo massa deve pensare alla sopravvivenza perché si fa carico delle spese dell’intera collettività.
E’ l’affermazione dell’Ancient Regime di stampo medioevale.
In Italia non esiste nessuna personalità politica dei partiti sedicenti della sinistra democratica che abbia fatto una conferenza stampa, una dichiarazione ufficiale, una interpellanza parlamentare, una chiarificazione in un talk show, nel corso del quale abbia spiegato con termini chiari, precisi, semplici e comprensibili che (questa è un’argomentazione della Sinistra) “in momenti di crisi economica, lo Stato si arroga il diritto e la responsabilità di aumentare la spesa pubblica per far circolare il danaro sufficiente a garantire la tenuta del consumo, facendosi carico della spesa collettiva non più sostenibile dai singoli individui, rientrando dai debiti quando il circuito dell’economia sarà diventato virtuoso e la massa di produttori e consumatori (insieme) saranno in grado di poter sostenere le tassazioni senza per questo diminuire né contrarre l’allargamento del consumo. Per fare ciò lo Stato deve controllare il mercato e il comportamento delle imprese che producono”.
La Destra, invece sostiene che “Lo Stato non deve e non può controllare né il mercato né le imprese che devono godere di una illimitata libertà d’azione”.
Politica: “Il partito politico, inteso qui come delega rappresentativa, si fa interprete delle istanze dei ceti produttivi che hanno la responsabilità e il còmpito di contribuire alla diffusione della ricchezza”. E’ l’argomentazione base della Destra per cui il rappresentante politico diventa il megafono di interessi di parte e non determina l’estensione di acquisizione di potere decisionale di mercato da parte di un numero sempre più alto di soggetti. La Sinistra, invece, interpreta il ruolo della classe politica come “rappresentanti delegati che si impegnano ad amministrare le attività locali e nazionali al fine di garantire l’estensione sempre maggiore di un bene collettivo e l’accesso a un numero sempre maggiore di individui dei servizi necessari alla collettività di cui lo Stato si fa garante”.
Società: “Lo Stato non può farsi interprete –dovendo occuparsi della salvaguardia del pareggio di bilancio- di garantire l’uso e la funzione di organi collettivi di servizi i cui costi sono diventati eccessivi (scuole, ospedali, asili nido, università, centri di ricerca, centri anziani, unità polivalenti di soccorso); tenendo presente l’aumento sempre maggiore di richieste d’uso e consumo, lo Stato appalta ai privati l’esercizio delle funzioni sociali attraverso un sistema di sovvenzioni, in modo tale che tali entità private provvedano alle necessità sociali della collettività. In tal modo, per lo Stato l’ònere è minore”. Questa è un’argomentazione della Destra perché, così facendo, si crea una selezione censoria tale per cui hanno diritto ai servizi soltanto coloro che possono pagare la cifra che i privati stabiliscono avendo come obiettivo il profitto e non la salute pubblica, qui intesa sia come evento sanitario che come elemento propulsivo dello sviluppo e progresso culturale. Lo Stato appalta il servizio abdicano alla propria prerogativa e non controlla il prezzo che il privato chiede all’utente. L’argomentazione della Sinistra, invece, è basata sul principio per cui “è compito del governo e dello Stato usare la ricchezza in entrata grazie alla tassazione per mettere a disposizione della collettività una serie di servizi collettivamente utili: istruzione, sanità, ricerca, cultura, infrastrutture”.
Diritti: “Poiché l’imprenditore rischia il proprio capitale, ha il diritto di avere un numero limitato di imposizioni da parte degli organi dello stato nel controllare il patto sociale del lavoro, perché chi imprende crea ricchezza. A tal uopo, lo Stato deve garantire alle imprese le necessarie sovvenzioni e supporto per il rilancio delle attività produttive e non deve intervenire nel confronto tra imprenditoria e salariati”. Questa è la classica argomentazione della Destra liberista. La Sinistra, invece, sostiene che “l’impresa produce e realizza profitti creando ricchezza grazie e soprattutto alla risorsa umana investita, la quale ha il diritto costituzionale di essere salvaguardata e tutelata secondo i dispositivi stabiliti dalla Legge dello Stato che riconosce negli accorpamenti sindacali rappresentativi un’azione di avvocatura dei dipendenti di lavoro”.
Filosofia/Cultura: “La conoscenza è ricchezza collettiva che rappresenta il dna nazionale e quindi va perpetrata da coloro che sono deputati alla trasmissione della tradizione sapienziale, di cui la Famiglia e il ceto di provenienza ne rappresentano il simbolo di una origine sociale che si fa garanzia di continuità”. E’ l’argomentazione della Destra che attribuisce al Sapere una valenza di controllo sociale, che viene trasmessa di generazione in generazione e che giustifica la creazione delle cosiddette “corporazioni di arti e mestieri” ricostruita a livello istituzionale dal fascismo. La Sinistra, invece, considera “il Sapere un patrimonio comune e collettivo, laddove l’individuo singolo deve avere la possibilità sociale, alla pari, di avere accesso all’istruzione avanzata sulla base del proprio merito e della propria competenza tecnica acquisita e non per provenienza di censo”.
Mercato: “Il mercato, qui inteso come capitale investito e come risorsa d’impresa applicata, deve essere totalmente libero da ogni regolamentazione per potersi espandere sempre di più e in tal modo creare una ricchezza collettiva sempre maggiore”- Argomentazione base della Destra. Alla quale fa, da contrappunto, quella della Sinistra, che è la seguente. “Sulla base della conoscenza umana, poiché è in gioco il profitto, lo Stato fa da mediatore e garante, nella sua funzione di arbitro al di sopra delle parti, garantendo la massima libertà riconosciuta d’impresa e d investimento a condizione e salvaguardia del rispetto di norme, regole e regolamentazioni atte e adatte a difendere la tenuta della ricchezza collettiva e del bene comune, per impedire che il privato approfitti di una prerogativa che gli consente di mettere a repentaglio la ricchezza collettiva nel nome di un profitto personale”.
Professioni: “La libertà d’associazione e d’impresa garantisce la tenuta della gestione di funzioni e servizi da adibire per il bene collettivo, in modo tale da garantire l’esercizio di attività professionali che vengono regolamentate da specifici accorpamenti di “ordini professionali” i quali tutelano i propri iscritti e garantiscono l’esercizio di una funzione sociale”. Questa è un’argomentazione della Destra. La Sinistra, invece, contesta questo principio e pretende “che il mercato sia liberalizzato e che venga garantito a tutti i cittadini l’accesso a una qualsivoglia professione sulla base del rispetto dei requisiti di Legge non riconoscendo agli ordini né la funzione né la valenza di soggetti di mediazione e di arbitraggio che spetta soltanto agli organi competenti dello Stato”.
Potere Politico. “Il fine dell’esercizio del potere politico è auto-referente. Consiste nell’applicazione di un esercizio che comporta la salvaguardia degli interessi dei ceti e dei censi che gestiscono e amministrano da sempre la regolamentazione della cosa pubblica, in tal modo garantendo il mantenimento dello status quo”. E’ la visione della Destra che comporta l’automatica invenzione del nepotismo, perché il fine ultimo del potere è il potere stesso, che si auto-alimenta all’infinito. La Sinistra, invece, interpreta il potere politico come “occasione e luogo per esercitare il sistema di controllo e applicazione delle regole, leggi e regolamentazioni al fine di gestire il bene pubblico e amministrare la cosa pubblica nell’interesse generale e collettivo e non in quello individuale e particolare”.
Esistono almeno altre cento sottoclassi in cui l’interpretazione della Destra e della Sinistra divergono. La diversità (e la ricchezza) di una società democratica consiste nel perenne confronto/dibattito/argomentazione/scontro tra due modelli distinti di interpretazione del mondo e dell’esistenza. Quello della Destra che viene dall’idea dell’Homo Homini lupus e applica una sorta di darwinismo sociale e che nei momenti di grave crisi economico-sociale comporta una inevitabile deriva cannibalica dove vince il soggetto, il ceto, il censo più forte. E secondo loro è giusto che sia così. Quello della Sinistra, invece, è basato sul principio tale per cui, proprio perché consapevoli dell’esistenza individuale di “un lupo malefico” celato dentro ogni individuo, è necessario attribuire allo Stato, al Diritto e alla Legge, la funzione arbitrale di sostegno dei ceti e individui più fragili, per regolamentare lo scambio sociale applicando i concetti di fratellanza, solidarietà, eguaglianza ed equità affinchè il Sapere, la Conoscenza e la Ricchezza aumentino sempre di più e tocchino un numero sempre più alto di soggetti.
Essere di Destra o di Sinistra, quindi, non è né bello né brutto.
E’ una questione di interpretazione dell’esistenza.
Ciò che è importante e fondamentale, oggi più che mai, è restituire la Verità al Senso, cioè sapere, quantomeno, di che cosa stiamo parlando. E poi, ciascuno deve essere libero di scegliere l’interpretazione del mondo che più gli aggrada. Purchè non si parli a vànvera.
La “tragedia italiana” che comporta, oggi, uno spaventoso squilibrio sociale, culturale, politico e di conseguenza anche economico, consiste nel fatto che la Sinistra ha abbandonato i propri principii e i propri punti di riferimento e sostiene politicamente l’interpretazione esistenziale della Destra, usando le argomentazioni della sinistra soltanto in maniera strumentale per giustificare la propria esistenza.
I momenti più ricchi, propulsivi ed espansivi della Storia d’Italia sono stati quelli in cui le due diverse interpretazioni si incontravano e si scontravano creando e producendo una dialettica, che oggi non esiste più.
La Sinistra italiana si è arresa, rinunciando a farsi carico delle idee di base della propria tradizione. E’ attualmente ebbra, completamente inconsapevole del proprio stato etilico, avvinghiata in un linguaggio mercatistico e nella salvaguardia di posizioni che nulla hanno a che vedere con il progresso economico e sociale, con il superamento di una società ingessata, medioevale, arcaica, che porti avanti le istanze culturali e politiche nelle quali potersi identificare.
Non è vero che la Destra e la Sinistra non esistono più.
Questo accade soprattutto in Italia. Così come accade anche in Cina, nella Corea del Nord. E in diverse altre decine di nazioni.
Il 100% delle argomentazioni portate avanti dalla truppa mediatica asservita ogni santo giorno, sono del tutto irrilevanti. Il problema non è lo spread, non è la borsa valori, non è la protesta dei farmacisti o l’articolo 18.
Il vero problema è che l’oligarchia transnazionale planetaria ha individuato nella Repubblica Italiana l’anello più debole tra le prime dieci potenze economiche al mondo. E la responsabilità grava, davvero immensa, nella balbuzie paralizzante e paralitica di quei soggetti politici, attivi nella sinistra democratica, che non hanno né il coraggio, né l’abilità, né la competenza, né la voglia di spiegare alla popolazione italiana che il pareggio di bilancio è una idiozia e un falso economico, che la spesa pubblica andrebbe aumentata per avviare la ripresa economica invece che contratta, e che sarebbe arrivato il momento in cui le menti più nobili e spensierate della sinistra inizino ad applicare l’autodenuncia rivolgendosi alla magistratura competente per far arrestare i mascalzoni annidati all’interno. Prendendo atto che il frutto dell’ubriacatura iper-liberista li ha contagiati producendo una classe politica come quella attuale dedita alla corruttela, al mantenimento di una burocrazia asfittica di funzionari inutili, il cui unico obiettivo sembra quello del potere auto-referenziale che non è mai stato, non è, e non sarà mai una tematica della sinistra. Questa, caso mai, era l’idea della sinistra praticata da Leonid Breznev.
Nel 2012 ci vuole ben altro.
Per nostra fortuna, da oltreoceano arrivano notizie, invece, entusiasmanti e incoraggianti.
Ma di tutto ciò, in un altro successivo post.
E tu, sei di Destra o di Sinistra?
Non ci vedo niente di male in entrambi i casi.
Basta sapere di che cosa si sta parlando.






permalink | inviato da mauro13680 il 22/2/2012 alle 14:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Case, prezzi alle stelle ma il mercato delle vendite tiene
post pubblicato in POLITICA, il 10 dicembre 2011

Un bilancio a dieci anni dall'introduzione dell'euro sul mattone nella Capitale: cifre esorbitanti, raddoppio dei prezzi dal 1999 al 2007. Dal 2008 anche Roma sente i primi effetti della crisi. Una flessione del 20% nel biennio 2008-2009. La ripresa nel 2010 e il boom degli acquisti con la formula della nuda prorietà. L'incognita sul futuro 

DI MAURO CARBONARO

Prossimi ai dieci anni con la moneta unica europea, il mercato immobiliare si scopre sempre in ascesa. Salgono i prezzi, salgono le compravendite. Questa la tendenza nella Capitale nel decennio 2002-2011, con buona pace dei cittadini che non riescono a fronteggiare i crescenti affitti o le rate dei mutui sempre più elevate. Dal gennaio 2002, ingresso ufficiale dell’Euro in Italia, parallelamente all’instabilità continua dei titoli nei mercati, l’investimento immobiliare ha rappresentato la soluzione più redditizia per capitalizzare i propri redditi. Prezzi in salita, a causa di uno scarso controllo, non hanno alcunché rallentato le compravendite, fino all’anno 2008.

ROMA LA PIU' CARA - Roma ha rappresentato, e tuttora rappresenta, la capofila italiana per prezzi medi di acquisto al metro quadrato. Nel 2002 il valore medio al metro quadro si aggirava sui 3210 euro, davanti, un po’ a sorpresa, ai 3071 di Bologna, ed i quasi 2900 di Milano (dai dati ufficiali dell’Ufficio Studio Gabetti). Il nuovo millennio era già valso a Roma il podio delle città con il più alto rincaro dei prezzi (dietro Napoli e Palermo): dal 1999 al 2002 il costo a metro quadrato schizzò di quasi 800 euro, pari al 30% netto. Nonostante tutto Roma e provincia, al termine dell’anno 2002, fu protagonista di circa 64 mila compravendite di abitazioni, migliorando di circa il 6% il dato dei precedenti dodici mesi (elaborazione dati Cresme). Dai 950 euro nella periferia economica, fino agli oltre 4200 nel centro di Roma, anche il 2002, come dalla seconda metà degli anni ’90 in poi, si conclude con valori medi superiori ai dodici mesi precedenti. Un trend, quello iniziato nella Capitale, che fino al 2007 si dimostra crescente. Come certificano i dati dell’Ufficio Studio Gabetti, il prezzo medio al metro quadrato arriva a sfiorare i 5 mila euro (esattamente 4742), pari al 47% in più rispetto all’anno d’ingresso ufficiale dell’Euro.

INVESTIMENTI COSTANTI - Il progressivo crescere delle cifre non scoraggia gli investitori capitolini. In solamente quattro anni, dal 2003 al 2006, ben 270 mila appartamenti sono oggetto di transazione, con incrementi annuali massimi del 9%, ed un globale aumento di quasi il 15% al termine del 2006 stesso, anno in cui si toccò la quota dei 70 mila passaggi di proprietà (dati Cresme). L’orientamento costante dei primi anni del XXI secolo, con aumenti indiscriminati dei prezzi, fino al raddoppio del valore medio raggiunto nel 2007, rispetto al 1999, si interrompe bruscamente. La crisi economica globale scoppiata oltreoceano, ma riflessasi anche in Italia, fa si che i costi medi d’acquisto delle abitazioni inizino a scendere, come non avveniva ormai da 15 anni a questa parte.

LA SOGLIA DEI 4MILA EURO - I valori al metro quadro su Roma rimangono superiori ai 4 mila euro, ma dai 4720 del 2007, si scende ai 4318 del 2009. Tutta la città risente della crisi dei mercati finanziari e scarsa liquidità del biennio 2008-2009: dagli oltre 10mila euro al metro quadrato di piazza di Spagna, fino ai poco più di mille per la zona Giardini di Corcolle, con il mattone che scende di giorno in giorno. L’intera criticità del periodo influisce sul numero delle compravendite: nel 2008 e 2009, nella provincia di Roma si registrano 48.814 e 46.889 transazioni (dati Agenzia del Territorio), circa il 20% in meno rispetto alle quasi 60 mila dell’anno 2007. Nella Capitale il mattone non è più così sicuro come gli anni precedenti. Mutui ipotecari sempre più diluiti nel tempo, fanno desistere i cittadini dall’acquisto.

RILANCIO NEL 2010 - Fino ad arrivare però al 2010, dove l’inversione di tendenza appare netta. L’anno si chiude con oltre 51 mila passaggi di proprietà, con prezzi che si assestano attorno ai 4300 euro al metro quadrato, leggermente minore del 2009. Per un bilocale si va dai 174 mila euro in zona Lunghezza, i 200 mila zona Collatina, fino ai 700 mila di piazza di Spagna o i quasi 600 mila dei Parioli. Mentre per tre locali nel centro di Roma non basta investire un milione di euro. In salita come appaiono sempre più gli acquisti di appartamenti con la formula della “nuda proprietà”. In pochi anni quasi il 10% degli acquisti viene chiuso con la soluzione di investimento a medio/lungo termine, autentico compromesso per acquirente ed usufruttuario. Cosa ci riserverà il futuro? A pochi mesi dal decennale dell’euro i prezzi sembrano aver trovato un assestamento sui livelli degli ultimi due anni. A porsi però la domanda sono i molti giovani precari che non hanno sufficienti garanzie lavorative per accedere al credito, per via di prezzi che, per quanto stabili, appaiono fuori dalle medie europee, nonché da quelle di molte altre Regioni italiane. “Nuda proprietà” e “acquisti su carta” saranno le vie che negli anni cresceranno esponenzialmente.

 Mauro Carbonaro




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La Roma, Franco Baldini e l'opposizione
post pubblicato in PENSIERI SPARSI, il 7 dicembre 2011
La Roma è all'opposizione. Questo il nuovo corso giallorosso dopo l'avvento americano. A guidarla questa volta è Franco Baldini. Proprio lui, Baldini, lo stesso che spalleggiò per anni le battaglie di Franco Sensi. L'uomo di Visso, laureato in matematica, mal sopportava il regime totalitario dei bianco/rosso/nero/blu. Decise che lui era all'opposizione. Un Antonio Di Pietro del calcio (non me ne vogliano i tifosi giallorossi...), un uomo che prima mirava la corrente del fiume, poi decideva di percorrerlo nel verso opposto.

Il suo uomo di fiducia era proprio Baldini. Scoperto un po' per caso, un po' per volontà sua e di Fabio Capello, il popolò non impiegò molto ad amare ed ammirare la dialettica e lo stile del toscano. Forte, ma allo stesso momento umile. Capace e ammirevole, fido esecutore del patron Franco.

Un duo alla conquista dell'Italia, seppur parzialmente, perché nel calcio le sagome erano le stesse della politica, perché nel calcio Berlusconi era lo stesso Berlusconi della politica, mentre Luciano Moggi si dondolava da buon Dell'Utri, fingendosi Agnello/i, nel mondo dei lupi.

Tutto ha avuto una fine, ma, da bella favola scritta al contrario, come nel più "Tarantiniano" dei film, quando ti accorgi di aver visto la fine, ecco che parte l'inizio.

Franco Baldini dalle spalle larghe ha guadagnato popolarità, e non solo, tra Madrid e Londra. Dopo Roma, altre capitali hanno accolto l'accento toscano dell'uomo contro il potere.

Nella Capitale chiuse la sua avventura, perché Rosella non era Franco. Perché le battaglie erano di colpo svanite. Perché Moratti, nel più classico post svolta di Fiuggi, decise che era arrivata l'ora di cambiare. Prima sto con i potenti, dopo decido che a loro non vogliamo più bene, per una svolta da Fini intenditori, ed un abbraccio amichevole con l'erede dell'impero di papà Franco.

Franco Baldini è tornato. Don Fabio Capello ha apprezzato la sua scelta di tornare nel luogo della sua ascesa. Non sarebbe esistito alcun Baldini senza Roma. Dalle norcinerie di Visso, alle aragoste di Boston. Dal passato lucente di Franco Sensi, al "progetto" degli italo americani.

In poco tempo è bastato il suo sorriso, i suoi riferimenti letterari, le sue interviste da salotto buono a far ritornare nella mente dei tifosi il 2001. Non si vive di solo passato, ma spesso, pensare al passato, fa vivere meglio il futuro.

Però qualcosa "doesn't work", direbbe qualche ex collega dell'uomo di Reggello. Baldini è tornato per fare opposizione: non vogliamo stare con i grandi per i diritti televisivi, non vogliamo proseguire con la tessera del tifoso, non abbiamo alcuna voglia di comprare giocatori da rilanciare, piuttosto vogliamo imporre il nostro marchio, che sia giallo ocra e rosso porpora.

L'infatuazione dei tifosi, che per mesi hanno dimenticato cosa volesse dire vincere le partite, che hanno chiesto di rimanere "mai schiavi del risultato", che hanno preferito inseguire l'aragosta per cena, piuttosto che il ciauscolo gustato per quasi due decenni, ha portato la squadra su contesti extra italiani, su campi che nulla hanno a che vedere con il calcio di casa (cosa) nostra.

Ma qualcuno ha però dimenticato che il calcio è popolo, è sì ricerca della vanità, della firma espressionista, ma di tanto in tanto l'impressionismo prevale sui quadri rettangolari del fine settimana calcistico.

La nuova avventura dell'elegante Franco è una sorta di premio alla carriera. Ci piace intendere così la sua nuova avventura, perché arrivare a dirigere la Roma è questo per i tifosi. Lo stesso fu per Fausto Bertinotti, che chiuse la sua avventura politica con l'approdo alla presidenza della Camera, come per indicare gli elogi di una vita politica di livello.

Però il peso di un cachemire indossato, di un riferimento alla letteratura inglese del '600, stona con le istanze e i sogni di molti diciottenni capitolini. Tu quoque, Franco, comprenderai cosa è la Roma per coloro che la seguono. Quegli stessi popolani o professionisti che hanno amato Cufre più di Menez, che incitavano Annoni neanche fosse Garrincha.

Quest'anno dicembre è meno freddo. Nessun cachemire serve per ritornare a parlare di calcio dentro un bar. Il lunedì ci troverai a leggere un Macbeth, un sogno di una notte di mezza estate, aspettando di vedere, rigorosamente in prima fila, se Anonymous corrisponde alla realtà vissuta dal drammaturgo inglese.

Come fu però per il Fausto, anche per te Franco, emulo di un uomo all'opposizione, vale comprendere se l'errare è diabolico nella sua perseveranza o nella sua inammissibilità.

Dall'opposizione si sta più comodi, senza dubbio. Ma quello che deve ritornare ad essere una squadra è solamente la sommatoria di mille, centomila, un milione, di passioni e cuori caldi. Torniamo alla realtà, torna a Roma con il cuore oltre che con il corpo e riprendiamo a parlare di Roma fuori dai salotti buoni delle "Repubblica" e delle grandi firme.





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Ex Fiera di Roma, nessuno spazio per la partecipazione
post pubblicato in XI MUNICIPIO, il 18 novembre 2011


L’assessore all’urbanistica Corsini diserta l’assemblea all’Urban Center. Il presidente Catarci e i comitati dichiarano: “Non accettiamo la delibera del Comune. Proseguiremo la nostra battaglia”

di MAURO CARBONARO

“Ormai è prassi che gli assessori della giunta Comunale non partecipino alle assemblee: questa è nata come un’assemblea partecipativa, ma discutere senza l’assessore appare quasi superfluo.” Con queste parole il presidente del Municipio XI Andrea Catarci, constatando l’assenza dell’assessore all’urbanistica di Roma Capitale, Marco Corsini, inizia il suo intervento durante l’assemblea partecipativa del 17 novembre, presso l’Urban Center alla Garbatella.

IL PROCESSO PARTECIPATIVO NEGATO - Sarebbe dovuta iniziare da qui l’avventura del “processo partecipativo” per garantire una nuova destinazione d’uso alla Ex Fiera di Roma, ma, nonostante decine di cittadini e comitati presenti, l’assenza dell’Assessore ha di fatto privato i presenti dell’interlocutore cui rivolgere i propri intendimenti. Un ennesimo stop nel percorso che vorrebbe ridefinire il ruolo dell’ex fiera, da anni sospesa e oggetto di critiche.
Ma non si tratta della prima assenza di Corsini. Bisogna tornare al 2009, nel mese di marzo. Sempre presso l’Urban Center di via Nicolò Odero l’incontro si tramutò anch’esso in una chiacchierata con urbanisti e cittadini, rimarcando la totale assenza di progettualità attorno alla questione.

IL PROGETTO - “Parlando dell’argomento mi vengono una serie di preoccupazioni”, ha dichiarato il presidente Catarci, “la prima su tutte riguarda l’area in tutta la sua importanza: tante sono le implicazioni del quadrante, ma partire di nuovo con l’ottica di tirare fuori più soldi possibile, per coprire il buco della nuova Fiera di Roma, è assurdo. Noi dobbiamo presidiare ogni fase del progetto, per far si che non diventi un’operazione clientelare”. Un ping pong di delibere e dichiarazioni tra Comune e Municipio, iniziato nel 2007, quando la vecchia Fiera fu dismessa e sostituita dalla nuova struttura di via Portuense. Idee legate ad una città dei bambini (fu questo il primo pensiero del Comune di Roma), ma sempre con un denominatore comune: abitazioni.

LA DELIBERA - Il 17 giugno del 2010 il Consiglio del Municipio XI, affinché si potesse favorire la collaborazione con la giunta Alemanno, approvò una delibera con precisi requisiti, ossia una superficie utile lorda (Sul) di 121.209 metri cubi e una divisione degli spazi così ripartiti: agli uffici della Regione il 50 per cento, alla superficie residenziale il 40 e a quella commerciale il 10. Frutto dell’iniziativa del Municipio, coadiuvato dal Comitato “Roma Fieramente” e da Legambiente, la delibera fu approvata con 13 voti favorevoli e nessun contrario e venne portata all’attenzione del Consiglio Comunale “considerato il carattere di urgenza della deliberazione”.
Di risposta, nel gennaio 2011, il Consiglio Comunale approvò il suo documento, dal titolo “Linee guida d’indirizzo per la riqualificazione e la trasformazione urbanistica del compendio immobiliare dell’ex Fiera di Roma”. Diversamente dalla delibera municipale qui la superficie utile lorda aumenta (216.450 metri cubi) a questo si aggiungono le "maggiorazioni massime" del 30 per cento per ristrutturazioni urbanistiche, più ulteriore 5 per interventi di miglioramento bio-energetico. I costi ammontano a circa 44milioni di euro.

IL MUNICIPIO BOCCIA IL COMUNE - Una conformazione dell’area diversa dalla stessa prospettata in sede municipale, aspramente criticata dagli stessi comitati presenti in assemblea. La logica del Comune, convinto della bontà di realizzare per due terzi nuovi appartamenti (le stime parlano di circa 600 abitazioni nuove), pur non lavorando sulla mobilità dell’intera area della Cristoforo Colombo, contrastò con l’idea del Municipio di uffici regionali e, secondariamente, residenze. Proprio su queste indicazioni il Municipio XI, con atto ufficiale deliberato il 4 agosto 2011 (delibera 21/2011), esprime il suo parere negativo alle linee guida tracciate dal Campidoglio, a causa “dell’eccessivo appesantimento non tollerabile”.
Così, dopo le costruzioni dell’intera zona di piazza dei Navigatori, a pochi passi potrebbero arrivare nuove edificazioni, che comprometterebbero la mobilità dell’intera area sud di Roma. I comitati hanno dichiarato battaglia, seppur ad oggi appare complesso costruire un vero processo partecipativo che possa “mettere mano ad una variante preconfezionata offensiva nei confronti dei cittadini”.

Mauro Carbonaro



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Presentazione 11 novembre 2011 del libro "14 dicembre. Diario di una generazione precaria"
post pubblicato in COMUNE DI ROMA, il 8 novembre 2011
Venerdì 11 novembre, ore 19.00, presso il Centro Culturale Come un Albero, via Alessandria 153 (in fondo al vicolo privato), avverrà la presentazione di: “14 dicembre. Diario di una generazione precaria”, di Mauro Carbonaro (Sangel Edizioni).

Il libro è la prima opera letteraria del giornalista Mauro Carbonaro, un percorso di emozioni, di
analisi, di lettere, condite con un’intervista al giornalista del “Fatto Quotidiano” LucaTelese.

“14 dicembre. Diario di una generazione precaria” è la narrazione attenta e coinvolta di una giovane voce, quella di Carbonaro, che attraverso lettere, testimonianze e interviste, dà spazio a tante voci dei nostri giorni sempre più caratterizzati dalla precarietà.

All’incontro sarà presente l’autore, modera l’incontro Federico Ligotti.

Ingresso libero (Accorrete numerosi e sentitevi liberi di invitare chiunque fosse precario o solamente interessato a parlare ed ascoltare chi la precarietà la subisce quotidianamente).

Un saluto
Mauro C.



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Presentazione "Viaggio a Berlusconia" - sabato 22 ottobre
post pubblicato in COMUNE DI ROMA, il 19 ottobre 2011


Siamo lieti di ufficializzare la seconda presentazione del libro "Viaggio a Berlusconia".

Saremo presso la libreria Rinascita di via Savoia 30 in Roma.

Ore 16,30 del 22 ottobre (sabato).

Avrò il piacere di avere al mio fianco il prof. Riccardo Giagni, musicologo e compositore, da anni collaboratore e autore delle colonne sonore per le produzioni cinematografiche di Marco Bellocchio e Sabina Guzzanti.

Vi aspetto numerosi e partecipativi.

Al termine, oltre un piccolo aperitivo, regalerò al più simpatico una foto di B. con il cappello da aviatore.




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Addio Wikipedia?
post pubblicato in POLITICA, il 5 ottobre 2011

L’enciclopedia più celebre della Rete rischia di chiudere i battenti.Il Web si mobilita contro la “legge bavaglio”.

  
 di Mauro Carbonaro


Da quando la rete ha preso piedenelle case degli italiani, subito si è compresa l’influenza del nuovostrumento. Globalizzazione del sapere, democratizzazione della conoscenza.Chiamatela come volete, ma noi cittadini mai avremmo pensato di dover correrein soccorso di Wikipedia, la regina incontrastata delle enciclopedie online.

Nell’epoca dell’universalità edella conoscenza neutrale, l’Italia rischia di far passare alla Camera unalegge senza eguali.

“Norme in materia diintercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali.” Così recita il titolodel disegno di legge, in esame dal 5 ottobre alla Camera, che ha bocciato lequestioni pregiudiziali presentate da Pd e Idv al testo, (presentato dall’exMinistro della Giustizia Angelino Alfano) e modificato dal Senato il 10 giugno2010.

Un provvedimento definitodall’opposizione come “legge bavaglio”, perché per la prima volta nel nostroPaese, anche la Rete arriverebbe a soccombere alle regole della censura.

Da dove nasce il potenziale stopa Wikipedia? Il comma 29 del DDL recita così: “Per i siti informatici, ivicompresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, ledichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dallarichiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia diaccesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono».Equiparazione della Rete ad un giornale, seguendo l’art. 8 della legge n.47dell’8 febbraio 1948, dove si parla esplicitamente di rettifica entro ilsecondo giorno dalla richiesta (non superiore alle trenta righe, nella stessapagina dell’articolo in oggetto), ignorando, però, l’articolo 595 del CodicePenale, che già punisce il reato di diffamazione.

Ma come può avvenire questoparallelo? Per chi conosce anche sommariamente le dinamiche della rete, comprendel’impraticabilità della questione.

Wikipedia, nel nostro caso, è unostrumento che ha fatto della sua universalità la sua forza. Tutti i cittadinipossono inserire e modificare informazioni su personaggi, più o meno noti, nelsegno della pluralità, adducendo continuamente le fonti ai loro scritti.

Per queste ragioni il mondo dellaRete è già sceso in piazza. Il sito fondato nel 2001 da Jimmy Wales ha già, perprotesta, chiuso i battenti. Pagine bianche e comunicato sulla home pageleggibile in più lingue. Sui social network è partito un tam tam che in pochigiorni ha raccolto 250 mila cittadini nella sua pagina di protesta, checulminerà con manifestazioni di piazza.

Casualità o volontarietà? Tra imille paradossi italiani, tra le ville e i palazzi ingentiliti dalle procaci“olgettine”, c’è chi non dispera. Alcuni telegiornali, nel tempo, hannocriticato l’utilizzo dell’enciclopedia online, accusandola di essere pericolosae politicamente attiva. Dietro questa operazione, da tempo cercata e voluta (ildisegno di legge è ormai dal 2009), anche altri quotidiani hanno celebrato ilcomma 29, salutandolo come la fine dell’enciclopedia sul web “piena distrafalcioni e fonti incerte”.

Equiparare gli effetti dellalegge sulla stampa, ormai di oltre sessanta anni fa, al nuovo mondo del web,provocherebbe il solo risultato di una censura costante ed una limitazione distampo nord coreano: cosa rimarrà della liberta di opinione?

 

 




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Roma violenta
post pubblicato in COMUNE DI ROMA, il 4 ottobre 2011




Fanno sempre più parlare le aggressioni agli autisti Atac. Le cabine di guida sono il rimedio?


di Mauro Carbonaro - 04/10/2011

L’escalation di violenza nella capitale è ormai sotto gli occhi di tutti. Dalle faide tra bande criminali, passando per le “bravate” notturne nei quartieri della movida, fino ai pestaggi ai danni degli autisti Atac, provocando sdegno e messaggi di solidarietà da parte degli amministratori capitolini, ma nessun provvedimento d’impatto.

Sono almeno una dozzina le aggressioni ad autisti in servizio Atac avvenute, nonché denunciate, negli ultimi dodici mesi per le strade di Roma. L’ultima in ordine temporale è avvenuta lo scorso sabato 1° ottobre. Sulla linea 01, in zona Ostia, calci e pugni all’autista, davanti a più di venti passeggeri inermi e disinteressati. 

Poche settimane fa la stessa sorte era toccata al conducente della linea 105. In zona Termini un uomo ubriaco ha aggredito l’autista ed un suo collega accorso in aiuto. E così via, per mesi e mesi, a partire dallo scorso mese di dicembre, sulle linee 451 e 498 (zone Togliatti e Tiburtina), in quella che sembra essere divenuta una variabile impazzita sulla rete degli autobus romani.

Eppure da più di un anno gli autisti dell’Atac denunciano l’accaduto e reclamano a gran voce provvedimenti, ad oggi mai avvenuti, nonostante appelli e proclami degli amministratori cittadini.Ma quali sono gli accorgimenti richiesti? Prima di tutto una vigilanza aziendale a bordo dei mezzi pubblici. Molte linee notturne, spesso senza passeggeri a bordo, rappresentano vere e proprie “navi abbandonate” in balia della notte capitolina. 

Come più spesso fatto notare dai dipendenti dell’azienda municipalizzata, l’apertura verso l’esterno della cabina di guida, rappresenta un pericolo costante per gli stessi. Nel 2010, Alberto Chiricozzi, segretario regionale Cisl Trasporti, espose il problema, segnalando la precarietà degli “autisti, in quanto, prestano servizio in zone di periferia estrema a contatto con il delinquente”.

Da ormai molti anni la richiesta dai conducenti sembra essere la stessa: cabina chiusa con vetri blindati. Era addirittura il 1996, durante uno sciopero degli autoferrotranvieri, che cominciò ad essere di pubblico dominio l’argomento cabine chiuse per la sicurezza del conducente. A parlarne furono proprio le maggiori sigle sindacali, Cgil, Cisl e Uil, convinte della bontà della proposta per via dei numerosi turni notturni. 

Gli autobus urbani, i cosiddetti “Citelis”, necessiterebbero di importanti modifiche a livello strutturale per consentire l’installazione delle cabine. Nonostante ciò, alcune linee periferiche, come un autista stesso conferma, quale ad esempio il 20-Express (tratta Stazione Anagnina - Tor Bella Monaca), rappresenta un andirivieni di giovani adolescenti “che si divertono ad aprire le porte, con il manettino di emergenza, durante la marcia, tirare petardi sotto i sedili o prendere ed usare l’estintore a bordo dell’autobus”. 

A quindici anni di distanza, quando la necessità si è fatta pressante, la questione delle cabine protette resta ancora lontana dall’essere risolta. L’esasperazione del rapporto tra utenti e dipendenti della municipalizzata, alla luce delle inchieste e degli scandali “parentopoli”, o legato alle inchieste sul numero di incidenti annui dovuti a guidatori distratti, è alle stelle. Un passo in avanti per la tutela dei lavoratori e dei cittadini stessi, inconsapevolmente a rischio di aggressioni sulle linee tranviarie, aiuterebbe non di poco il servizio principale offerto dalla città di Roma.



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Presentazione a Roma del libro Viaggio a Berlusconia
post pubblicato in COMUNE DI ROMA, il 24 settembre 2011

Domenica 25 settembre, presso la libreria Rinascita di viale Agosta 36 , avrà luogo la prima presentazione ufficiale del libro "Viaggio A Berlusconia", dell'autore Mauro Carbonaro. 

Affiancherà l'autore del libro Antonio Felici, giornalista e scrittore, nonché conduttore rediofonico di Radio Ies 99,8 FM.

Non mancate e diffondete

Un saluto





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