dal blog: Libero pensiero, la casa degli italiani esuli in patria
http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.com/2012/02/ce-chi-sostiene-che-la-destra-e-la.html#linksL’identità
è il motore fondamentale dell’esistenza individuale. E’ particolare,
originale e unico per ciascun individuo, che nasce quando da infanti si
scopre lo specchio e dalla suzione (che comporta una identità trasferita
nella mamma) si passa ad un rapporto con se stessi. Il totale egoismo
narcisista dei bambini è cosa nota, ma ha una sua funzione psicologica
fondamentale per la crescita futura, perché lì si forma l’embrione
dell’identità. Poi c’è un salto epocale quando il bambino scopre
l’identità sociale: gli amichetti, i compagni ludici, coloro con i quali
si condividono giochi e fantasie e progetti. Infine, l’ultimo
passaporto verso la civiltà umana: la scoperta di una identità politica
che spinge l’individuo a “sentirsi” comunista, fascista, liberale, ateo,
credente, di destra o di sinistra.
Un
tempo, fino a pochissimi anni fa, era piuttosto comune che si desse per
scontato, tra i soggetti politici individuali, dichiarare una propria
posizione nel mondo della socialità civile e politica come “uno di
destra” oppure “uno di sinistra”, nonostante le persone non si
rendessero pienamente conto che essere di destra o essere di sinistra
non voleva definire soltanto
un’appartenenza partitica e/o di schieramento bensì una interpretazione
dell’esistenza diversa. In alcuni casi, drammaticamente contrapposta.
La
fine della guerra fredda nel 1989 e il definitivo smascheramento del
comunismo, finalmente identificato come una dittatura che di sinistra
aveva soltanto il nome ma che di destra ne aveva i comportamenti
autoritari, sembrava aver liberato l’individuo sociale da una
compressione delle idee grazie alla cosiddetta “morte delle ideologie”.
Finalmente
liberi dall’angosciante trappola ricattatoria planetaria (o con gli Usa
o con l’Urss) si dava per scontato che avrebbe fatto irruzione nella
diffusione delle idee di massa una sorta di liberalismo democratico
condiviso che avrebbe fatto tesoro delle pessime e criminali tradizioni
del fascismo e del comunismo finendo per applicare delle regole e delle
regolamentazioni il cui fine sarebbe stato il conseguimento di un bene
collettivo e di una progressione comune della società.
Non è stato così.
Da
allora, cioè dalla fine della guerra fredda, sono trascorsi 22 anni e
il mondo –quantomeno l’intera civiltà occidentale- sembra non aver
studiato la Storia ed è finita in un tunnel delirante che sta portando
alla deflagrazione e all’auto-distruzione nel nome di una nuova Idea, di
una Nuova Ideologia, di un nuovo Totem, Moloch, chiamatelo come vi
pare, che aveva una prerogativa diabolicamente geniale: era la solita,
consueta, trita e ritrita ideologia dell’estrema destra presentata come
una non-ideologia
nuova di zecca e appena scoperta; la consueta trita e ritrita
interpretazione esistenziale della destra reazionaria e retriva offerta
su un piatto d’argento come una nuova idea libertaria e di sinistra: il
Mercato, nelle sue varianti di Mercatismo e di Mercantilismo.
Oggi,
in Italia, stiamo assistendo a uno dei tasselli fondamentali di questa
visione del mondo, che in tempi mediatici come i nostri, trova il suo
necessario e “indispensabile” corollario nella novità del 2012,
sintetizzata dalla neo-imbecillità (intellettualmente delinquente e
criminale) che sostiene il principio “destra e sinistra non esistono
più…oppure….non ha più alcun senso parlare di destra o di
sinistra…..oppure….la destra e la sinistra si sono incontrate con
l’obiettivo comune di… (qui, a scelta a seconda dei casi locali)
oppure…..la destra e la sinistra hanno fatto il loro tempo…ecc.,ecc.
In
tal modo, si abbatte il principio di identificazione dei principii che
sorreggono l’ideologia di destra e l’ideologia di sinistra, e così
facendo si finisce per appiattire il dibattito sulle idee, sui
programmi, sui progetti, spingendo l’intera società a dibattere,
argomentare e discutere solo e soltanto dell’applicazione pragmatica del programma della destra oligarchica planetaria il cui fine è dichiaratamente in modo sfacciato
quello di mantenere lo status quo e impedire la distribuzione della
ricchezza, occupandosi dell’interesse particolare di pochi a scapito del
collettivo, proponendo e riproponendo le istanze e le esigenze che
l’aristocrazia europea aveva nel 1712, cioè 300 anni fa.
Il
fine di tale politica consiste nel distruggere l’identità della
sinistra, senza sparare neppure un colpo, senza applicare la censura,
senza polizia, senza alcun clamore.
La
cosiddetta sinistra democratica italiana vuole andare contro questo
piano (di cui ne è totalmente consapevole nonché ampiamente edotta, da
cui le proprie gravi responsabilità criminali) ma lo vuole fare in
maniera indolore. Pretende di fare la rivoluzione francese senza che vi
sia una rivoluzione, il che qualifica subito la propria posizione come
perdente.
E quindi, inutile.
Pretende
che la magistratura imponga l’esercizio dello Stato di Diritto ma
quando la Legge bussa alle loro porte, si inalberano e gridano allo
scandalo persecutorio. Sostengono di dover denunciare, attaccare e
combattere contro la criminalità organizzata e la prima cosa che fanno i
loro amministratori consiste nel trovare un accordo economico con le
famiglie criminali organizzate; sostengono che bisogna andare contro la
finanza speculativa per riproporre un sistema produttivo di merci mentre
affollano i consigli di amministrazione di banche, assicurazioni e
società finanziarie dedicandosi ad attività speculative; dichiarano e
sostengono il primato della cultura, della ricerca scientifica e
dell’arte sul pressappochismo volgare dei bottegai piccolo-borghesi e
poi promuovono dei bottegai piccolo-borghesi applicando un nefasto
nepotismo, e così via dicendo.
La destra oligarchica gongola.
Nella
Storia d’Italia non era mai accaduto che ci fosse una comunità
d’intenti “comportamentali” così ovvia, così manifesta, così spudorata.
E
la stessa sedicente sinistra, quando è chiamata a dare delle risposte,
propone un refrain che suona come una campana a morto (per chi vuol
capire) come una necessità circostanziale (per chi ha la testa abbrutita
da un dna burocratico di stampo sovietico e non vuole capire)
delineando il passaggio inevitabile da uno status quo ALLO status quo (i
più abili e truffaldini) proponendo temi, istanze, parole d’ordine il
cui fine dichiarato e manifesto sia quello di impedire la realizzazione
di una rivoluzione democratica basata su idee, progetti, proposte che
appartengono a una interpretazione esistenziale della società civile
diversa da quella sancita dall’alto del potere delle oligarchie retrive
planetarie.
Per
far ciò, hanno istruito i propri asserviti impiegati della truppa
mediatica a diffondere il Nuovo Credo della sedicente sinistra
democratica italiota: “Destra e Sinistra non esistono più”.
Non è vero.
Il
che non ha niente a che vedere con una visione dicotomica piatta, con
una visione faziosa manichea, con una posizione dittatoriale (contraria
alla sinistra) basata sul principio infantile per cui a sinistra c’è il
Bene a Destra c’è il Male: assolutamente no. Anzi.
E’ soltanto una interpretazione diversa della realtà e dell’esistenza. Tutto qui. Da sempre.
Basta
saperlo, interrogare se stessi, leggere la realtà (quella propria
individuale e poi quella sociale collettiva) e comportarsi di
conseguenza dichiarando la propria adesione a una idea del mondo oppure a
un’altra idea del mondo. Tutto qui.
Mai come in questo 21 febbraio 2012 la Destra e la Sinistra sono state così radicate.
E
“la sinistra” non è il coacervo babilonico e bulimico delle migliaia di
siti, blog, chiacchieroni, movimenti, ecc., trincerati dietro sigle del
tipo “contro-informazione vera” tanto per capirsi. La maggior parte
delle argomentazioni sostenute appartengono a un patrimonio ideale
(quando c’è qualche idea) che non ha nulla a che vedere con la Sinistra.
E non c’è niente di male in tutto ciò.
Personalmente
parlando non vedo niente di male nell’essere di Destra o nell’essere di
Sinistra. Tale frase (ad esempio) appartiene alla mia scelta
esistenzial-politica che fa riferimento al pensiero liberale e
libertario della sinistra voltairiana alla quale la mia cultura
individuale mi ha spinto ad aderire. Trovo disdicevole l’immissione di
una terminologia da tifosi nella lotta politica. Il tifoso, per
definizione, essendo identificato con la propria squadra in termini
emotivi, rinuncia alla propria identità sportiva per aderire a un
concetto extra-giudiziario. Io stesso (come tifoso –sono un tifoso di
una certa squadra di calcio- e quindi peccatore reo-confesso) se vedo
che l’arbitro non punisce un grave fallo in area a danno della mia
squadra del cuore, sono contento ed esulto. Che poi si tratti del fatto
che l’arbitro è stupido, è distratto, o è corrotto, per me è
irrilevante: non ha punito un reato e io sono contento perché la mia
squadra vince violando le regole. Non sono più uno sportivo,
automaticamente sono fuori: sono diventato un tifoso. Sono quindi,
diventato incivile.
Il
“tifo” in Politica non appartiene alla Sinistra, è un’idea
manipolatoria della Destra Storica, da cui le adunate di Mussolini di
Hitler, dove il fattore emotivo sostituisce quello sostanziale.
L’importante
è cominciare a riformulare delle argomentazioni che restituiscano il
Senso al proprio pensiero, denunciando –non dimentichiamoci che siamo in
tempi mediatici- la faziosa manipolazione di parole, concetti, pensieri
che la destra oligarchica usa e di cui ne abusa per confondere,
appiattire, abbassare il livello culturale delle masse.
Essere
di Sinistra, oggi, -lo ripeto fino ad esaurimento- non è né Bello né
Brutto, né un Bene né un Male. E’ semplicemente l’adesione a una
interpretazione dell’esistenza.
La
Destra oligarchica è basata oggi sul principio (per loro inossidabile)
della assoluta necessità di presentare una realtà diversa dalla “realtà
autentica” spingendo quindi le masse a vivere una vita non autentica
perché calata nel virtuale.
Sostenere che Destra e Sinistra non esistono più è una argomentazione di destra.
Molto
abile. Per loro fondamentale. Si basa sul principio che sottraendo il
Senso, si finisce per esautorare anche il Significato e quindi si
abbatte il simbolico. Se gli individui si muovono in una “società senza
senso” è facile imporre una socialità senza regole dove vince il più
forte, come nella giungla primitiva. Homo homini lupus, così
sintetizzato da un geniale filosofo inglese, Thomas Hobbes, caposaldo
del pensiero della Destra Europea.
Questa
gigantesca crisi può essere un’occasione davvero d’oro per cominciare
ad assumersi la responsabilità di restituire Senso e quindi Significato
alle parole, ai pensieri, alle argomentazioni, alle idee. L’importante è
che siano chiare.
Per dirla in termini spiccioli:
Economia: “Obiettivo primario è a tutti i costi il pareggio di bilancio”.
E’ una argomentazione di Destra. Non è vero. Non è un dato oggettivo.
E’ l’applicazione nella realtà economica di un’idea aristocratica basata
sul principio che lo Stato deve garantire la salvaguardia degli
interessi del mercato e di coloro che posseggono ingenti patrimoni.
Quando si verificano delle condizioni tali per cui in seguito a crisi
economiche il consumo interno degli stati diminuisce, “i padroni del
vapore” non rischiano più i propri patrimoni essendo calata la domanda,
ma pretendono ed esigono che lo Stato aumenti il livello di tassazione
sui singoli individui riducendo la spesa pubblica a beneficio
dell’intera collettività, per sostenere invece la contrazione del
profitto di ceti privilegiati. Così facendo si creeranno delle
condizioni economiche tali per cui diminuirà la massa dei consumatori
perché le persone avranno sempre meno soldi da spendere ma in compenso
aumenterà la quantità di profitto per le imprese che potranno attivare
il consumo perché avranno un anello di acquirenti più ristretto ma più
solido e avranno soprattutto la garanzia che il denaro circolerà
all’interno di un sistema chiuso e quindi controllabile, dove pochi
privilegiati avranno sempre più soldi da spendere e la massa non avrà
più accesso a beni di consumo. Lo Stato finanzia le banche possedute dai
grandi proprietari di patrimoni che investono nella finanza invece che
sul mercato del lavoro, garantendo che ritorneranno a produrre
(allargando il consumo) quando e se avranno ottenuto sufficienti
proventi dalla speculazione finanziaria, il cui costo grava sullo Stato.
Il danaro non circola più nel mercato totale, bensì all’interno di
circoli chiusi, ristretti, ai quali non viene concesso né tantomeno
garantito l’accesso ai singoli individui. In termini economici è un
suicidio.
In termini politici, no.
E’
l’applicazione di una interpretazione del mondo che appartiene alla
Destra e che si basa sul principio per cui lo Stato interviene sul
mercato per salvaguardare le esigenze di chi produce anche (e
soprattutto) a scapito di chi consuma. Si ritorna così a una economia
pre-capitalista, dove l’uomo massa deve pensare alla sopravvivenza
perché si fa carico delle spese dell’intera collettività.
E’ l’affermazione dell’Ancient Regime di stampo medioevale.
In
Italia non esiste nessuna personalità politica dei partiti sedicenti
della sinistra democratica che abbia fatto una conferenza stampa, una
dichiarazione ufficiale, una interpellanza parlamentare, una
chiarificazione in un talk show, nel corso del quale abbia spiegato con
termini chiari, precisi, semplici e comprensibili che (questa è
un’argomentazione della Sinistra) “in momenti di crisi economica, lo
Stato si arroga il diritto e la responsabilità di aumentare la spesa
pubblica per far circolare il danaro sufficiente a garantire la tenuta
del consumo, facendosi carico della spesa collettiva non più sostenibile
dai singoli individui, rientrando dai debiti quando il circuito
dell’economia sarà diventato virtuoso e la massa di produttori e
consumatori (insieme) saranno in grado di poter sostenere le tassazioni
senza per questo diminuire né contrarre l’allargamento del consumo. Per
fare ciò lo Stato deve controllare il mercato e il comportamento delle
imprese che producono”.
La
Destra, invece sostiene che “Lo Stato non deve e non può controllare né
il mercato né le imprese che devono godere di una illimitata libertà
d’azione”.
Politica:
“Il partito politico, inteso qui come delega rappresentativa, si fa
interprete delle istanze dei ceti produttivi che hanno la responsabilità
e il còmpito di contribuire alla diffusione della ricchezza”. E’
l’argomentazione base della Destra per cui il rappresentante politico
diventa il megafono di interessi di parte e non determina l’estensione
di acquisizione di potere decisionale di mercato da parte di un numero
sempre più alto di soggetti. La Sinistra, invece, interpreta il ruolo
della classe politica come “rappresentanti delegati che si impegnano ad
amministrare le attività locali e nazionali al fine di garantire
l’estensione sempre maggiore di un bene collettivo e l’accesso a un
numero sempre maggiore di individui dei servizi necessari alla
collettività di cui lo Stato si fa garante”.
Società:
“Lo Stato non può farsi interprete –dovendo occuparsi della
salvaguardia del pareggio di bilancio- di garantire l’uso e la funzione
di organi collettivi di servizi i cui costi sono diventati eccessivi
(scuole, ospedali, asili nido, università, centri di ricerca, centri
anziani, unità polivalenti di soccorso); tenendo presente l’aumento
sempre maggiore di richieste d’uso e consumo, lo Stato appalta ai
privati l’esercizio delle funzioni sociali attraverso un sistema di
sovvenzioni, in modo tale che tali entità private provvedano alle
necessità sociali della collettività. In tal modo, per lo Stato l’ònere è
minore”. Questa è un’argomentazione della Destra perché, così facendo,
si crea una selezione censoria tale per cui hanno diritto ai servizi
soltanto coloro che possono pagare la cifra che i privati stabiliscono
avendo come obiettivo il profitto e non la salute pubblica, qui intesa
sia come evento sanitario che come elemento propulsivo dello sviluppo e
progresso culturale. Lo Stato appalta il servizio abdicano alla propria
prerogativa e non controlla il prezzo che il privato chiede all’utente.
L’argomentazione della Sinistra, invece, è basata sul principio per cui
“è compito del governo e dello Stato usare la ricchezza in entrata
grazie alla tassazione per mettere a disposizione della collettività una
serie di servizi collettivamente utili: istruzione, sanità, ricerca,
cultura, infrastrutture”.
Diritti:
“Poiché l’imprenditore rischia il proprio capitale, ha il diritto di
avere un numero limitato di imposizioni da parte degli organi dello
stato nel controllare il patto sociale del lavoro, perché chi imprende
crea ricchezza. A tal uopo, lo Stato deve garantire alle imprese le
necessarie sovvenzioni e supporto per il rilancio delle attività
produttive e non deve intervenire nel confronto tra imprenditoria e
salariati”. Questa è la classica argomentazione della Destra liberista.
La Sinistra, invece, sostiene che “l’impresa produce e realizza profitti
creando ricchezza grazie e soprattutto alla risorsa umana investita, la
quale ha il diritto costituzionale di essere salvaguardata e tutelata
secondo i dispositivi stabiliti dalla Legge dello Stato che riconosce
negli accorpamenti sindacali rappresentativi un’azione di avvocatura dei
dipendenti di lavoro”.
Filosofia/Cultura:
“La conoscenza è ricchezza collettiva che rappresenta il dna nazionale e
quindi va perpetrata da coloro che sono deputati alla trasmissione
della tradizione sapienziale, di cui la Famiglia e il ceto di
provenienza ne rappresentano il simbolo di una origine sociale che si fa
garanzia di continuità”. E’ l’argomentazione della Destra che
attribuisce al Sapere una valenza di controllo sociale, che viene
trasmessa di generazione in generazione e che giustifica la creazione
delle cosiddette “corporazioni di arti e mestieri” ricostruita a livello
istituzionale dal fascismo. La Sinistra, invece, considera “il Sapere
un patrimonio comune e collettivo, laddove l’individuo singolo deve
avere la possibilità sociale, alla pari, di avere accesso all’istruzione
avanzata sulla base del proprio merito e della propria competenza
tecnica acquisita e non per provenienza di censo”.
Mercato:
“Il mercato, qui inteso come capitale investito e come risorsa
d’impresa applicata, deve essere totalmente libero da ogni
regolamentazione per potersi espandere sempre di più e in tal modo
creare una ricchezza collettiva sempre maggiore”- Argomentazione base
della Destra. Alla quale fa, da contrappunto, quella della Sinistra, che
è la seguente. “Sulla base della conoscenza umana, poiché è in gioco il
profitto, lo Stato fa da mediatore e garante, nella sua funzione di
arbitro al di sopra delle parti, garantendo la massima libertà
riconosciuta d’impresa e d investimento a condizione e salvaguardia del
rispetto di norme, regole e regolamentazioni atte e adatte a difendere
la tenuta della ricchezza collettiva e del bene comune, per impedire che
il privato approfitti di una prerogativa che gli consente di mettere a
repentaglio la ricchezza collettiva nel nome di un profitto personale”.
Professioni:
“La libertà d’associazione e d’impresa garantisce la tenuta della
gestione di funzioni e servizi da adibire per il bene collettivo, in
modo tale da garantire l’esercizio di attività professionali che vengono
regolamentate da specifici accorpamenti di “ordini professionali” i
quali tutelano i propri iscritti e garantiscono l’esercizio di una
funzione sociale”. Questa è un’argomentazione della Destra. La Sinistra,
invece, contesta questo principio e pretende “che il mercato sia
liberalizzato e che venga garantito a tutti i cittadini l’accesso a una
qualsivoglia professione sulla base del rispetto dei requisiti di Legge
non riconoscendo agli ordini né la funzione né la valenza di soggetti di
mediazione e di arbitraggio che spetta soltanto agli organi competenti
dello Stato”.
Potere Politico.
“Il fine dell’esercizio del potere politico è auto-referente. Consiste
nell’applicazione di un esercizio che comporta la salvaguardia degli
interessi dei ceti e dei censi che gestiscono e amministrano da sempre
la regolamentazione della cosa pubblica, in tal modo garantendo il
mantenimento dello status quo”. E’ la visione della Destra che comporta
l’automatica invenzione del nepotismo, perché il fine ultimo del potere è
il potere stesso, che si auto-alimenta all’infinito. La Sinistra,
invece, interpreta il potere politico come “occasione e luogo per
esercitare il sistema di controllo e applicazione delle regole, leggi e
regolamentazioni al fine di gestire il bene pubblico e amministrare la
cosa pubblica nell’interesse generale e collettivo e non in quello
individuale e particolare”.
Esistono
almeno altre cento sottoclassi in cui l’interpretazione della Destra e
della Sinistra divergono. La diversità (e la ricchezza) di una società
democratica consiste nel perenne
confronto/dibattito/argomentazione/scontro tra due modelli distinti di
interpretazione del mondo e dell’esistenza. Quello della Destra che
viene dall’idea dell’Homo Homini lupus e applica una sorta di darwinismo
sociale e che nei momenti di grave crisi economico-sociale comporta una
inevitabile deriva cannibalica dove vince il soggetto, il ceto, il
censo più forte. E secondo loro è giusto che sia così. Quello della
Sinistra, invece, è basato sul principio tale per cui, proprio perché
consapevoli dell’esistenza individuale di “un lupo malefico” celato
dentro ogni individuo, è necessario attribuire allo Stato, al Diritto e
alla Legge, la funzione arbitrale di sostegno dei ceti e individui più
fragili, per regolamentare lo scambio sociale applicando i concetti di
fratellanza, solidarietà, eguaglianza ed equità affinchè il Sapere, la
Conoscenza e la Ricchezza aumentino sempre di più e tocchino un numero
sempre più alto di soggetti.
Essere di Destra o di Sinistra, quindi, non è né bello né brutto.
E’ una questione di interpretazione dell’esistenza.
Ciò
che è importante e fondamentale, oggi più che mai, è restituire la
Verità al Senso, cioè sapere, quantomeno, di che cosa stiamo parlando. E
poi, ciascuno deve essere libero di scegliere l’interpretazione del
mondo che più gli aggrada. Purchè non si parli a vànvera.
La
“tragedia italiana” che comporta, oggi, uno spaventoso squilibrio
sociale, culturale, politico e di conseguenza anche economico, consiste
nel fatto che la Sinistra ha abbandonato i propri principii e i propri
punti di riferimento e sostiene politicamente l’interpretazione
esistenziale della Destra, usando le argomentazioni della sinistra
soltanto in maniera strumentale per giustificare la propria esistenza.
I
momenti più ricchi, propulsivi ed espansivi della Storia d’Italia sono
stati quelli in cui le due diverse interpretazioni si incontravano e si
scontravano creando e producendo una dialettica, che oggi non esiste
più.
La
Sinistra italiana si è arresa, rinunciando a farsi carico delle idee di
base della propria tradizione. E’ attualmente ebbra, completamente
inconsapevole del proprio stato etilico, avvinghiata in un linguaggio
mercatistico e nella salvaguardia di posizioni che nulla hanno a che
vedere con il progresso economico e sociale, con il superamento di una
società ingessata, medioevale, arcaica, che porti avanti le istanze
culturali e politiche nelle quali potersi identificare.
Non è vero che la Destra e la Sinistra non esistono più.
Questo accade soprattutto in Italia. Così come accade anche in Cina, nella Corea del Nord. E in diverse altre decine di nazioni.
Il
100% delle argomentazioni portate avanti dalla truppa mediatica
asservita ogni santo giorno, sono del tutto irrilevanti. Il problema non
è lo spread, non è la borsa valori, non è la protesta dei farmacisti o
l’articolo 18.
Il
vero problema è che l’oligarchia transnazionale planetaria ha
individuato nella Repubblica Italiana l’anello più debole tra le prime
dieci potenze economiche al mondo. E la responsabilità grava, davvero
immensa, nella balbuzie paralizzante e paralitica di quei soggetti
politici, attivi nella sinistra democratica, che non hanno né il
coraggio, né l’abilità, né la competenza, né la voglia di spiegare alla
popolazione italiana che il pareggio di bilancio è una idiozia e un
falso economico, che la spesa pubblica andrebbe aumentata per avviare la
ripresa economica invece che contratta, e che sarebbe arrivato il
momento in cui le menti più nobili e spensierate della sinistra inizino
ad applicare l’autodenuncia rivolgendosi alla magistratura competente
per far arrestare i mascalzoni annidati all’interno. Prendendo atto che
il frutto dell’ubriacatura iper-liberista li ha contagiati producendo
una classe politica come quella attuale dedita alla corruttela, al
mantenimento di una burocrazia asfittica di funzionari inutili, il cui
unico obiettivo sembra quello del potere auto-referenziale che non è mai
stato, non è, e non sarà mai una tematica della sinistra. Questa, caso
mai, era l’idea della sinistra praticata da Leonid Breznev.
Nel 2012 ci vuole ben altro.
Per nostra fortuna, da oltreoceano arrivano notizie, invece, entusiasmanti e incoraggianti.
Ma di tutto ciò, in un altro successivo post.
E tu, sei di Destra o di Sinistra?
Non ci vedo niente di male in entrambi i casi.
Basta sapere di che cosa si sta parlando.